Quanto è snella la tua azienda?
Hai mai pensato a mettere a dieta la tua organizzazione? C’è chi l’ha fatto sul serio, con risultati sorprendenti. La nuova parola d’ordine, per chi vuole portare valore ai propri clienti ed aumentare i profitti (o servire meglio i cittadini), è “organizzazione snella”. E vale anche per la piccola impresa.
Qualche giorno fa ho partecipato ad un interessante incontro con Giuseppe Negro, guru della “lean organisation“, una delle tendenze oggi più in voga, in ambito manageriale. La lean organisation – che costituisce un’evoluzione della “qualità totale” (paradigma che ha spopolato negli anni ‘80 e ‘90) – è stata messa a punto dalla Toyota, azienda simbolo del cambiamento organizzativo quale motore del successo economico.
Pare che questi principi dell’organizzazione snella funzionino davvero, sia applicati alla produzione di beni, sia di servizi, consentendo di risparmiare e abbreviare i tempi in modo molto netto. Persino nel settore pubblico, dove amministrazioni come la Provincia di Trento o il Comune di Cuneo sono riusciti ad eliminare molti sprechi, e ricollocare personale in funzioni più utili ai cittadini.
La strategia della “lean organisation” insegna alle aziende a ragionare in modo nuovo, sgombrando il campo da quegli schemi, ereditati dalla fabbrica fordista (verticismo, organizzazione per funzioni, enfasi sulla quantità), che costituiscono il radicato background di chiunque sia nato nel 20° secolo. Ecco in sintesi i suoi principi (qui c’è una descrizione più approfondita):
1) valore: rapporto tra le prestazioni fornite da una struttura organizzativa (o da un processo) e le risorse assorbite;
2) flusso di creazione del valore: tenere sotto controllo ogni passaggio che porta alla produzione del bene o del servizio, eliminando i difetti;
3) polivalenza delle persone: ciascuno deve saper fare più cose, in modo flessibile;
4) logica pull: deve essere la domanda di un bene o servizio a “tirare” la produzione (o erogazione del servizio) e non più il contrario;
5) ricerca della perfezione: va perseguita la prestazione ideale, priva di sprechi, che risponde alle attese di valore per il cliente.
Principi simili possono essere applicati in modo molto efficace anche alle piccole imprese, aggiungiamo, dove le necessità sono molto diverse. Lo spreco qui non è costituito tanto da persone che sanno fare solo il proprio lavoro e rallentano i processi. Al contrario, si possono verificare due casi:
- caso 1 - le persone chiave dell’impresa sono occupate da incombenze non strategiche (rispondere al telefono, occuparsi di questioni amministrative, curare la corrispondenza, ecc.), dalle quali è necessario che si liberino, per potersi dedicare esclusivamente alla creazione di valore per i clienti e per l’azienda stessa;
- caso 2 – c’è personale ridondante nell’azienda, ad esempio segretarie, il cui lavoro effettivo è di poche ore al giorno, non possono essere utilizzate in modo flessibile per svolgere altre mansioni, e sostituiscono un costo fisso non eliminabile quando la domanda cala.
In entrambi i casi, la soluzione ottimale è ricorrere a servizi in outsourcing a consumo, come la segretaria a distanza di Amelya. Ciò è reso possibile non solo da tecnologie come internet e la telefonia digitale, ma anche da un forte cambiamento di mentalità che, negli ultimi anni, ha interessato anche i piccoli imprenditori.
Paolo Subioli
Share on Facebook| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da paolosub il 24 aprile 2010 alle 19:12, ed è archiviato come Il lavoro che cambia. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |









